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Pasqua ortodossa in Moldavia: un viaggio nelle tradizioni del paese dalle dolci colline

Stefano è un ragazzo torinese con una forte passione per la fotografia, una passione che lo porta a viaggiare alla scoperta di luoghi in cui resistono ancora stili di vita e tradizioni che altrove sono scomparsi. La fotografia così diventa un mezzo, per entrare in connessione con gli abitanti del luogo e per condividere con loro esperienze. Grazie all’amicizia con una famiglia moldava, che risiede a Torino ormai da dieci anni, ci regala le impressioni e le immagini di questa terra poco conosciuta durante una delle feste religiose più sentite: la Pasqua ortodossa.

La Pasqua Ortodossa, quest anno, si festeggerà il 28 aprile 2019.
La Pasqua Ortodossa non cade quasi mai lo stesso giorno di quella cristiana perché utilizza un altro calendario: il calendario giuliano. Raramente le due pasque coincidono; di solito cadono ad una settimana di distanza.

Stefano racconta la sua esperienza della Pasqua in Moldavia

Un paio di anni fa sono stato invitato da alcuni amici moldavi a festeggiare la Pasqua ortodossa nel loro paese d’origine e scoprirne le tradizioni loro familiari. La Settimana Santa, che loro chiamano settimana mare (la settimana grande), è secondo me il momento migliore per visitare la Moldavia perché in quei giorni si concentrano la maggior parte dei riti e delle tradizioni popolari e perché il clima è particolarmente mite.

In appena due ore di volo arriviamo in Moldavia, a Chisinau. Lasciato l’aeroporto raggiungiamo in fretta Vărvăreuca, che sorge a 130 Km dalla capitale, un piccolo villaggio rurale di duemila anime sulle rive del fiume Reut. Ho la sensazione di fare un salto indietro nel tempo mentre percorro la strada che sale lungo la collina. Le abitazioni tradizionali – le casele părintesti – sono colorate di un intenso blu cielo o di verde smeraldo. Palizzate in legno circondano giardini rigogliosi da cui spuntano splendidi ciliegi in fiore. Lungo la strada, accanto alle case, sorgono i pozzi con le loro tettoie finemente decorate.

 

Cosa si cucina per la Pasqua in Moldavia

Raggiungiamo la casa della famiglia della mia amica Laura, sua nonna (bunica in rumeno) ci aspetta accanto al pozzo, impaziente di proseguire con i preparativi per la Pasqua. Nella piccola cucina, ingombra di pentolame, il lavoro è già cominciato da un po’.
Il Giovedì Santo è tradizione che le donne di casa si riuniscano in cucina per preparare i cibi con i quali tutta la famiglia interromperà il lungo digiuno quaresimale.
Le ricette si tramandano a memoria, non c’è bisogno di appuntarsi le quantità, basta un’occhiata e, saggiando con la mano la consistenza della pasta che sta lievitando, la padrona di casa dice: “Bin aşa” – Va bene così.
Oggi si preparano il cozonac, una specie di pane dolce, da condividere con il vicinato, e la pasca, un dolce tipico del periodo pasquale ottenuto da un impasto lievitato che successivamente viene riempito di formaggio.

Angela, la madre della mia amica, si mette subito a lavoro, sotto l’occhio vigile della bunica che dovrà giudicare se il lavoro è ben fatto o meno. Il forno a legna in cui cuoceremo il cozonac e la pasca si trova sotto una piccola tettoia ai bordi dell’orticello che sta di fronte alla cucina. È un piccolo parallelepipedo di mattoni ricoperti dall’onnipresente intonaco color cemento con una piccola canna fumaria annerita che svetta tra i rami dei ciliegi.

Aiuto la nonna di Laura ad accendere il fuoco mentre Angela continua il suo lavoro in cucina. La mattinata passa in fretta, è quasi mezzogiorno. L’impasto nel frattempo è lievitato e la padrona di casa, con un piccolo coltello da cucina, taglia i panetti in pezzetti e li spiana dando loro la forma di bastoncini di pasta lievitata. Poi, incrociandoli abilmente ne intreccia insieme due, tre o addirittura quattro pezzi.
Le grosse trecce di cozonac, adagiate nelle teglie annerite, sono pronte per essere infornate ma prima Angela mi consegna un barattolo di vetro pieno di semi di papavero, “Mettili sopra” e mi mostra come fare; anch’io ho avuto l’occasione di dimostrare il mio valore contribuendo a fare i cozonac, che ormai decorati di tutto punto, escono in processione dalla cucina e finiscono dritte nel forno.

Mentre i cozonac cuociono nel forno, la nonna di Laura unge d’olio una teglia rotonda e vi stende uno spesso disco di pasta. Con quel che rimane dei panetti d’impasto prepara una spessa treccia e la dispone sui bordi lasciando al centro una cavità per il ripieno. Con le mani impasta una specie di formaggio fresco simile alla ricotta, unisce zucchero e uova per ottenere un composto profumato al quale aggiunge l’uva sultanina. Angela versa il tutto nella cavità e la madre con gli ultimi pezzetti di impasto intreccia una croce da poggiare delicatamente sul ripieno.

La pasca viene preparata una sola volta all’anno in occasione della Pasqua. È un pane dolce ricco di simbolismi; la sua forma circolare infatti rappresenta la culla di Gesù bambino mentre la decorazione centrale a forma di croce ne ricorda la crocifissione. Infine, il ripieno è la dolcezza della resurrezione che avviene dopo la morte in croce. Ultimata la cottura i cozonac e la pasca vengono allineati a raffreddare sul tavolo della cucina.

È il momento di andare a visitare i defunti, condividere con loro il cibo e ripulire le tombe dalle erbacce.
In Moldavia il rapporto con i defunti non si esaurisce con la sepoltura, non viene relegato esclusivamente all’ambito privato, a quello della preghiera personale e del ricordo, ma si rinnova di anno in anno assumendo una dimensione comunitaria, pubblica. È come se i morti avessero ancora il loro posto nel villaggio, un ruolo sociale ben definito e in precisi periodi dell’anno il villaggio dei vivi va incontro a quello dei morti.

Nei cimiteri ortodossi della Moldavia, accanto alle tombe dei propri cari, è abitudine collocare un piccolo tavolino coperto di tela cerata dove consumare un piccolo pasto in loro compagnia. Ogni famiglia ne ha costruito uno; una semplice struttura in ferro a cui viene inchiodata una sottile tavola di legno. Dove c’è più spazio ci sono anche due panchette in legno.

Raggiunta la tomba di famiglia, la nonna di Laura tira fuori da una busta di plastica l’occorrente per la piccola cerimonia che ha luogo da lì a pochi minuti. Sul tavolo compaiono nell’ordine una bottiglia di vino, qualche biscotto per i bambini e le sarmale, involtini di verza farciti con riso bollito e verdure. Un profumo invitante si spande nell’aria. Secondo la tradizione le sarmale devono essere ben calde perché il profumo si deve spandere fin nell’aldilà.

Il venerdì santo si celebra l’estrema umiliazione e la sepoltura di Gesù Cristo. Il rito ortodosso prevede che in tutte le chiese si esponga l’epitafio, un telo decorato con la figura del Cristo morto che rappresenta il santo sepolcro, decorato con fiori primaverili. Alla fine della funzione liturgica l’epitafio viene portato in processione dai fedeli che compiono tre giri intorno alla chiesa prima di rientrare per cominciare un momento di adorazione.

È una giornata di silenzio e di meditazione ma anche di preparativi febbrili. Si va al mercato per fare gli ultimi acquisti e si prepara la carne di gallo in gelatina, il racituri, che campeggerà al centro della tavolata nel giorno di Pasqua. Nella famiglia che mi ospita è anche il momento di un’altra bellissima tradizione particolarmente amata dai bambini: colorare le uova pasquali.

Fin dall’antichità, alle uova è stato attribuito il significato di rinascita e rinnovamento. Ma se in epoca pagana simboleggiavano la rinascita della natura che avveniva in primavera, per i cristiani l’uovo divenne simbolo di Resurrezione e per questo anche in Moldavia si usa regalare uova sode colorate nel periodo pasquale. Le uova sono solitamente colorate di rosso, il colore della passione di Cristo.

La nonna di Laura è già al lavoro; ha pulito le uova con un panno imbevuto di acqua e aceto e l’acqua bolle sommessamente nella pentola. Nell’acqua ci sono alcune bucce di cipolla, un colorante naturale; mancano solo le uova. Pochi minuti di cottura e queste diventano di un rosso acceso. Ora bisogna lasciarle raffreddare. Torneranno protagoniste all’inizio del pranzo domenicale quando in tutta la Moldavia si tiene il combattimento delle uova, un gioco tradizionale in cui ognuno dei due giocatori tiene in mano un uovo sodo, con cui cerca di rompere quello dell’avversario. Il vincitore, colui che rimarrà con l’uovo intatto, otterrà fortuna e ricchezza nell’anno a venire.

 

La celebrazione religiosa della Pasqua in Moldavia

È la sera del sabato santo a Vărvăreuca, i lampioni sono pochi, il buio è completo. C’è un silenzio meraviglioso e, alzando la testa verso il cielo, si vedono una miriade di stelle.
Tutta la famiglia, vestita a festa, si avvia in silenzio verso la biserica, la chiesa dove si terrà la lunghissima celebrazione della veglia pasquale. La bunica porta con sé un cestino che contiene il cozonac, una bottiglia di vino, le uova colorate e, grande protagonista, la pasca.

La voce bassa del pope proviene da dietro una parete ricoperta di icone. Solo poche candele illuminano la chiesa. Nel frattempo, la mezzanotte si avvicina, la notte più santa dell’anno in Moldavia sta giungendo al suo culmine. Improvvisamente tutti i fedeli si accalcano contro l’iconostasi. La gente preme, cerca di guadagnare la posizione migliore. Poi, da una porticina posta al centro dell’iconostasi appare il pope che, avvolto nei suoi paramenti dorati, tiene fra le mani tre candele legate insieme da un sigillo argentato. Rappresenta il fuoco santo giunto direttamente da Gerusalemme. La gente si spinge in avanti per accendere le proprie candele da quella del pope. In un attimo tutta la chiesa è piena di fiammelle tremolanti. In un crescendo di sorrisi e frasi benauguranti, la cerimonia si sposta sul sagrato della chiesa dove il pope per tre volte annuncia solennemente: ”Hristos a Înviat!” (Cristo è risorto!) E ogni volta la gente risponde: “Adevărat a înviat!” (Davvero è risorto!) Le campane suonano a festa irrompendo nel silenzio della notte. Tutto il villaggio si è radunato intorno alla chiesa con i loro cesti pieni di cibo in attesa della benedizione del pope.

”La stanchezza si faceva sentire ma c’era un’ultima tradizione da onorare: il cibo appena benedetto andava consumato in famiglia prima di poter andare a riposare. Così, alle cinque di mattina, seduti intorno al tavolo della cucina, la padrona di casa distribuisce abbondanti pezzi di pasca e bicchieri di vino. ”

Vivere il periodo pasquale insieme alla famiglia di Laura e Angela, è stata un’esperienza indimenticabile, per me più preziosa di qualsiasi visita guidata a un monumento o in un museo. La Moldavia è un luogo di antiche tradizioni contadine; ha il sapore dell’est ma mantiene una salda presa sull’occidente. Ve la consiglio caldamente, non ve ne pentirete

One Response

  1. stefano zuliani aprile 24, 2019

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