I viaggi degli amici

Andiamo a Istanbul

Bisanzio,
Costantinopoli, oggi Istanbul è la porta dell’Asia. 
Solo il fatto che abbia
cambiato nome nel corso dei secoli fa capire quanta storia racchiuda questa
metropoli: negli anni il susseguirsi di imperi (dal romano all’ottomano) e il
passaggio di diverse popolazioni con differenti credo religiosi l’hanno
caratterizzata culturalmente e architettonicamente rendendola la città dei due
continenti. 
Istanbul, infatti, è divisa dal Bosforo: la parte europea è situata
in Tracia mentre la parte asiatica si estende nell’Anatolia. 
Mi affascinava
l’idea di incontrare una città così intrisa di storia e non sono stata tradita. 
Ad Istanbul si incontrano persone di ogni tipo: c’è chi si comporta all’occidentale, vestendo jeans e canottiere, e chi all’orientale, con veli e rispettando il venerdì di festa. 
Ho trovato da mangiare carne, l’immancabile
kebab cucinato in ogni maniera, ma anche verdure, pesce e tantissimi dolciumi,
soprattutto con il miele! 
La varietà non manca, in ogni cosa: nel vestire, nel
mangiare, nel comportarsi, nell’architettura; tutto sembra convivere in
armonia.

La prima visita che consiglio di fare è quella al Sultanahmet Camii vale a dire alla Moschea Blu.
La struttura è quella tipica delle moschee, in stile islamico
con ben sei minareti ad ornarla; per entrare è necessario togliersi scarpe ed
essere adeguatamente vestiti: gli uomini devono avere i pantaloni lunghi,
mentre le donne devono avere spalle e gambe coperte, meglio quindi portarsi
dietro uno scialle o una pashmina per coprirsi, ma nell’eventualità viene
fornita all’entrata. 
All’interno la moschea è completamente ricoperta dalle splendide
piastrelle di ceramica di Iznik, tutte di colore turchese ed è per questo che
viene chiamata Moschea Blu.
Appena
usciti ci si trova in piazza Sultanahmet, dove all’epoca dei romani vi era
l’Ippodromo di Costantinopoli e ancora oggi svetta l’obelisco di Teodosio.
Tra
l’altro su questa piazza si trova anche un carinissimo mercatino
dell’artigianato dove si possono comprare souvenir direttamente realizzati dai
locali.
La
magia di questa piazza che collega la Moschea Blu all’altra moschea, oggi museo
per volere di Ataturk, Aya Sofya o in epoca cristiana basilica di Santa Sofia, è
indescrivibile, soprattutto la sera, quando i giochi di luce delle moschee e
della fontana d’acqua rendono l’atmosfera da “Le mille e una notte”. 
Mi è sembrato
di essere addirittura in un altro mondo quando le preghiere del muezzin hanno
iniziato a riecheggiare in tutto il quartiere mentre sorseggiavo l’ennesimo
chai (tè) e non potevo fare altro che fermarmi ad ascoltare la melodiosa voce. 
Forse questo è quello che ho amato di più di Istanbul, la sensazione di pace e
serenità durante l’ora del tramonto, mentre il muezzin canta l’ultima preghiera
del giorno e lascia che le emozioni e la gioia prendano il sopravvento.
Aya Sofya è l’altra imponente chiesa prima e moschea
poi, che troneggia sull’intera area: la sua bellezza lascia senza fiato,
all’interno si trovano insieme decorazioni di matrice bizantina, come i mosaici
che abbelliscono tutta la struttura, ed elementi di provenienza islamica.
Imperdibile
è la visita al Palazzo Topkapi, la residenza dei sultani ottomani.
Sicuramente
è meglio iniziare la visita la mattina presto, appena apre al pubblico, in modo
da evitare le code di turisti e avere la possibilità di girare per il Palazzo
con più tranquillità. 
Colpisce la magnificenza dei luoghi, delle stanze e delle
decorazioni e anche qui si trovano le famose maioliche di Iznik, esempio di
arte ottomana in colore blu cobalto che incantano per i loro arabeschi
disegnati. 
La visita è da completare con l’Harem, gli appartamenti privati del
sultano e famiglia, dove inoltre innumerevoli ragazze facevano a gara per
diventare la prossima sposa del sultano.
Meno visitata, ma altrettanto interessante, è la
Cisterna Basilica, una grandissima cisterna sotterranea di epoca romana,
costruita per consentire l’approvvigionamento di acqua direttamente dall’acquedotto.
Non si può non dedicare almeno metà giornata al Grande
Bazar
, il Kapalı çarşı, ossia mercato coperto. 
Vi avverto, munitevi di piantina
del Bazar per non perdervi nei dedali del mercato, che è tra i più grandi
(circa 4000 botteghe) e antichi del mondo nonché labirintico. 
Più volte si
finisce per girare in tondo e, quindi, se vedete qualcosa che volete comprare,
non rimandate perché non ritroverete più il negozio. 
Dentro si trova di tutto:
dai tessuti, alle ceramiche, ai tappeti, ai gioielli, alle spezie, alle lampade
turche in vetro colorato.
Camminando lungo il Bosforo si incontrano
pescatori che stanno tirando su pesci da cuocere sul momento e venderli nei
loro ristoranti sotto il Ponte di Galata, che collega la città vecchia a quella
moderna, passando sopra il Corno d’Oro, estuario che sfocia nel Bosforo. 
Attraversando il ponte ci si trova in quella parte di città che è stata colonia
italiana e precisamente genovese, tant’è vero che questi costruirono la Torre
di Galata
come fortificazione della omonima cittadella. 
Arrivare fino alla torre a piedi è un po’ lunga
e tutta in salita, ma alla fine sulla piazzetta che la circonda ci sono
parecchi locali dove mangiare, bere e riposarsi. Qui si incontrano molti più
giovani e persone del posto, rispetto al quartiere di Sultanahmet, invaso dai
turisti. 
Io
consiglio di fare anche la crociera sul Bosforo, perché dal traghetto si
possono ammirare la parte europea e quella asiatica della città per terminare,
una volta arrivati a destinazione, presso il villaggio di Anadolu Kavağı , allo
Yoros kalesi [rovine del castello Yoros con la salita, estenuante , verso la
visuale sul Mar Nero] indimenticabile sotto ogni aspetto: è stato necessario un
caffè turco, carico di caffeina e molto più forte dei nostri, per rimettermi in
marcia.
Istanbul
mi ha incantata e mi ha reso leggera come la danza dei dervisci che ipnotizza e
fa dimenticare ogni pensiero. 
Non dimenticherò nemmeno l’allegria dei turchi,
sempre pronti ad offrirti kebab ad ogni angolo della strada, a spiegarti come
il fumo del narghilè “is Satan inside”, come disse il mercante di alimentari
sotto l’albergo, e la loro allegria mentre pescano sulle rive del Bosforo, dove
pochi metri più in là c’è qualcuno che si fa il bagno e qualche centinaio di
metri ancora più in là una gigantesca nave mercantile transita dallo stretto.

Emanuela ama il concetto di viaggio come esperienza, l’idea di conoscere luoghi diversi la entusiasma. 
Preferisce visitare città ed esplorare il territorio piuttosto che i villaggi vacanze. 
Organizza e pianifica quasi tutto prima della partenza, studiando a tavolino mappe e destinazioni e preparando una lista di ciò che le interessa visitare, in modo da avere una visuale d’insieme, senza disdegnare quel pizzico di casualità che rende meno stressante la vacanza.
Quello che le piace di più è immergersi nell’atmosfera del posto e assaporare i profumi e l’ambiente locale, immaginando come sarebbe la sua vita se fosse nativa del luogo.

Ha molte destinazioni nella sua lista dei desideri e spera di raggiungerne il più possibile.

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  1. Anna Maria marzo 15, 2014

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