Quando si parla di Marche, spesso ci si ferma al mare, alle città d’arte o ai borghi affacciati sull’Adriatico. Ma c’è un angolo più appartato, quasi segreto, che custodisce una delle espressioni più autentiche della viticultura italiana: Matelica. E’ qui che, tra colline dolci e una valle incastonata tra i monti, nasce il Verdicchio di Matelica, un vino che nel 2026 cambierà il nome per diventare ufficialmente Matelica DOC.
Io ci sono stata pochi giorni fa, in occasione del Matelica Wine Festival 2025, tenutosi dall’11 al 13 luglio, ed è stata un’esperienza che mi ha conquistata. Vi racconto tutto, dal vino alle persone, passando per i sapori e gli scorci di questo borgo marchigiano che merita davvero un posto nella vostra lista dei desideri.

Un borgo marchigiano fuori dai soliti itinerari
Matelica si trova nell’entroterra maceratese, a circa un’ora e mezza da Ancona. Non ha la folla delle mete più note, ma ha tutto: una piazza viva, palazzi storici, una cultura agricola fortissima e una vocazione vinicola che affonda le radici nei secoli.
Passeggiando per le sue vie durante il Festival, si respirava un’atmosfera di festa, ma anche di orgoglio: quello di chi sa di avere tra le mani un tesoro e vuole condividerlo con il mondo.

Il Verdicchio di Matelica: anima di un territorio
Partiamo da un principio fondamentale: il Verdicchio di Matelica è diverso dal suo omonimo dei Castelli di Jesi, molto diverso. Lo sapevate che qui la vallata è chiusa e orientata nord-sud? Questo significa un clima più continentale, con escursioni termiche decise che danno al vino struttura, eleganza e longevità. Sempre considerando lo stesso identico clone di Verdicchio coltivato anche in altre aree della stessa regione Marche.
La cosa che più mi ha colpita è stato scoprire quanto questo bianco possa invecchiare bene. Alcune cantine ci hanno fatto assaggiare annate di oltre 10 anni, ed erano ancora vive, complesse, con profumi che andavano dagli agrumi canditi al miele e alle erbe officinali.
Insomma, altro che vino semplice da bere d’estate: qui si parla di grandi vini italiani! E presto il mondo lo saprà ancora meglio perchè, a partire dal 2026, diremo addio al nome “Verdicchio di Matelica” per accogliere il più essenziale ed evocativo Matelica DOC.

Perchè cambiare nome?
Durante il Matelica Wine Festival è stato annunciato ufficialmente: il Verdicchio di Matelica DOC cambierà denominazione e diventerà semplicemente Matelica DOC.
Il motivo? Dare centralità al territorio, non solo al vitigno. Come ci ha spiegato un produttore locale “Il verdicchio è nostro, certo. Ma quello che ci rende unici è Matelica. E’ qui che accade la magia, tra il suolo calcareo, il vento e il lavoro delle mani”.
Il disciplinare non cambierà (resterà l’85% di uve Verdicchio), ma il cambio di nome rappresenta un salto culturale: da un vino che descrive un vitigno, a un vino che racconta un luogo.
Matelica Wine Festival 2025: vino, sorrisi e storie
L’evento del Matelica Wine Festival ha trasformato il centro storico della città in una vera e propria festa del gusto.
Venerdì 11 luglio è stato il giorno delle anteprime: una cena sotto le logge di Piazza Mattei, con i piatti del Ristorante Marchese del Grillo di Camerino abbinati ai vini di 18 cantine dei produttori aderenti all’Associazione Produttori Verdicchio di Matelica.
Sabato 12 è stata la giornata più ricca: seminario tecnico al mattino con approfondimenti e degustazioni (annate dal 2024 al 2011, un vero viaggio nel tempo, dove si è potuto capire come questo vino sa evolversi, sorprendere e raccontare storie sempre nuove) e poi, dal tardo pomeriggio, banchi d’assaggio, street food e musica tra le piazze del centro.

Un vino da mettere in valigia (o in cantina)
Se vi state chiedendo che caratteristiche abbia un Verdicchio di Matelica DOC, eccovi qualche nota da ricordare:
- Profumo: fiori bianchi, agrumi, erbe aromatiche e quella mandorla inconfondibile nel finale
- Sapore: fresco, minerale, ma con corpo e struttura. Niente a che vedere con un bianco leggerino da aperitivo!
- Abbinamenti: pesce, formaggi freschi, primi piatti con tartufo (non a caso presente in zona) e perfino carni bianche. Questo se parliamo della versione base e giovane. Se ci addentriamo in situazioni più complesse, bottiglie più longeve, annate particolari gli abbinamenti sono molteplici. Degustando un vino alla cena del venerdì, con un collega abbiamo azzardato un abbinamento di un Verdicchio di Matelica Riserva anche con un formaggio erborinato di struttura.
E per chi, come me, ama lo spumante metodo classico? C’è anche quello, e alcune etichette vi sorprenderanno per finezza e bollicine sottili.

Caecus di Tre Monti: l’anima del Verdicchio di Matelica (e una storia da ricordare)
Tra tutti gli assaggi del Festival, c’è stato un vino che mi ha davvero colpita al cuore: Caecus, il Verdicchio di Matelica prodotto dall’Azienda Agricola Tre Monti. Mi ha colpita non solo per la sua eleganza, ma anche per la storia che lo accompagna, e che mi è stata raccontata direttamente dal produttore durante la cena.
“Caecus” in latino significa “cieco”, ed è un omaggio profondo e personale a un componente della famiglia fondatrice che ha perso la vista, ma non la passione nè la capacità di “vedere” con gli altri sensi. E’ un tributo all’intuito, all’ascolto, al servizio e all’esperienza che va oltre ciò che appare. E in effetti, questo vino si fa ascoltare più che guardare: è un Verdicchio che parla di territorio e di persone, che non ha bisogno di ostentare per affermare la sua identità.
Nel bicchiere è luminoso e fine, con profumi di fiori bianchi, frutta a polpa gialla e una nota minerale netta che diventa quasi salina. Al sorso è equilibrato, verticale, profondo, con una freschezza che sostiene la struttura e una persistenza che invita al secondo calice. Ma soprattutto, è autentico. Per me, Caecus è stato il Verdicchio di Matelica che più di tutti ha saputo raccontare la sua terra: austero ma accogliente, diretto ma mai banale. Un vino che lascia il segno.

Un’accoglienza che profuma di casa: Tenuta Grimaldi.
Durante il mio soggiorno a Matelica, ho avuto la fortuna di essere ospitata dalla Tenuta Grimaldi, una realtà che unisce ospitalità, eleganza e profondo rispetto per il territorio. Immersa tra i vigneti e a pochi minuti in auto dal centro storico, questa struttura è il luogo ideale per chi vuole staccare la spina e immergersi nella campagna marchigiana senza rinunciare al comfort.
Le camere sono curate nei minimi dettagli, con uno stile sobrio ma raffinato, mentre la colazione è un inno alla genuinità: torte fatte in casa, confetture artigianali e una vista sulle colline che da sola vale il viaggio. Ma ciò che davvero rende speciale Tenuta Grimaldi è l’atmosfera familiare e calorosa: ci si sente accolti, coccolati, parte della storia che questo luogo racconta.

Un consiglio da chi ci è stato
Matelica è una di quelle mete che sorprendono. Non solo per il vino, ma per il mix di autenticità, cultura e natura. Se capitate durante il Matelica Wine Festival, troverete un paese in festa. Ma anche fuori stagione, questo è un posto da vivere lentamente, con il calice giusto tra le mani.
Se siete viaggiatori curiosi e amanti del buon bere, segnatevi questo nome: Matelica DOC. Il futuro è nel bicchiere. E vale assolutamente il viaggio.



